Grappa di lunedi (senti che boombaa)

luglio 29, 2008

Alla cena di ieri sera si parlava più o meno cosi:

G: Ma te lo ricordi che quella volta è andata cosi?

R: Macchè davvero???

G:Macchè davvero, a te se ti dicano che a Zurigo vendan le curegge nei sacchetti tu ci credi dai…

La conseguenza è stata che R ha pensato per un bel pò a questa storia dei sacchetti.

Poi si è convinta anche lei che non poteva essere vero.

A volte, bere troppa grappa di lunedi, può far male. Molto male,perdio.


Che vizi t’hai…

luglio 28, 2008

Prima non è che non facessi un cazzo. Però facevo poco. Del tipo che praticamente il piatto dove avevo mangiato, quando ero solo in casa, restava li anche due giorni in attesa.

Il fatto che ora quando sono solo in casa pulisco, lavo, mi fo da mangiare decentemente, mi stia avvicinando al mondo culinario  e faccio tutte quelle cose che più o meno una  casa richiede, mi fa sentire un tantino cambiato.

Poi ci son settimane indove ti sbronzi quattro sere su sette, che finisci una bottiglia intera di vino frizzante,che dormi 13 ore di seguito e tutto torna come prima.

E non so se sia giusto cambiare del tutto certe abitudini: perchè alla fine uno si affeziona anche ai vizi più cari. Come quando in bagno uno si porta il giornale, per intenderci.

Il brutto è quando ti alzi e senti i reni che gridano vendetta. E’li che la lotta si fa serrata.

Ma poi,come sempre, dici dentro di te un “cazzomenefrega”, accendi un cicchino, ti bevi un caffè corretto e continui a fare quel cazzo che ti pare.

Che tanto per pulire c’è tempo anche domani.


Obbè

luglio 25, 2008

Checco, secondo me tu sei venuto un pò sfocato in questa foto…


Nanga Parbat

luglio 24, 2008

Una piccola considerazione brevissima.

I due scalatori sul Nanga Parbat sono stati salvati. Dopo dieci giorni che avevano le stalattiti sugli orecchi, i ghiaccioli nelle mutande e dopo che le bolas di ognuno dei due eran diventate tipo olive ascolane nel banco frigo della Coop.

Ora, io provo un immenso piacere che i due si siano salvati,ci mancherebbe altro.

Non capisco però come fa un uomo a volersi spingere ad altezze estreme, superiori addirittura al volo di un aereo (e ho detto tutto). Ottomilametri da scalare equivale a “dargnene secche con la tu donna pè ventisei giorni di fila senza interruzioni” : cioè, la fatica si fa sentire perdio.

E allora, se Karl Unterkircher ha abbandonato per sempre lassù, tra le sue cime amiche da una vita, il mondo, per gli altri due c’è un sorriso da parte di tutti. Perchè ce l’hanno fatta in mezzo a mille difficoltà. Dovendo addirittura abbandonare l’amico tra i ghiacciai per poter sopravvivere.

Ho letto da qualche parte che a questi due uomini gli vogliono dare la “medaglia al coraggio” : per favore, fate che questo non avvenga.

Che il mondo vero, allora, avrebbe bisogno di infinite medagline. Tra l’altro,meritate molto di più di una scalata sul Nanga Parbat.


Quando giocavamo a nascondino(non c’erano problemi)

luglio 21, 2008

Se ci riprendessero con telecamere posizionate in mezzo al cielo, forse stenteremmo a crederci che quell’esercito di formiche che danzante si muove sul pianeta terra, siamo noi.

Noi della nostra generazione. Di Video Poker e soldi da buttare nel negozio più costoso di Via Calzaiuoli a Firenze. Noi che paghiamo anche cento euro a botta in un locale della Versilia e non abbiamo mai il minimo pensiero che ce lo stanno tirando nel culo senza vasellina. Noi che ci hanno abituati cosi, che ci siamo abitutati cosi e che continueremo a muovere le nostre chiappe dove la massa crea un parapiglia perchè la direzione da seguire è quella.

Siamo la generazioni senza slanci politici. Quella che tende a generalizzare tutto. A puntare l’indice contro questo e quello perchè il nostro Giudizio ci appare come importante e vitale. Siamo la generazione che quando Tremonti ha fatto le sue porcate non abbiamo avuto un solo secondo per pensare che chi ci rimetteva, i primi per intenderci eravamo noi.

Noi con le nostre tasse scolastiche da pagare. Con i nostri prestiti “aiuta-giovani” alle Poste. Con intorno case su case dai mutui improponibili. Noi che comprare la Mini nuova è molto meglio che comprare una Panda nuova: perchè se poi finisco tutti i soldi in qualche modo il babbo non mi fa morire di fame. Siamo quelli che le nuove generazioni le denigriamo perchè comprano l’I-Phone a 500 euro quando noi quei soldi li spendevamo ugualmente in un’altra cosa perchè l’I-Pod non esisteva ancora.

Non facciamo da collante a nessuna delle generazioni: nè a quelle sopra, nè a quelle sotto la nostra. Quelle sopra pensiamo sempre che siano cervelli troppo benpensanti ed utopistici e andiamo avanti per la nostra strada senza ascoltare nessun consiglio. Quelle sotto le mettiamo in quell’orda di pischelli che vogliono fare comecazzoglivienealoro e nel frattempo continuiamo ugualmente a farci i cazzi nostri.

Poi ci scandalizziamo se uno muore a sedici anni in una festa abusiva perchè ha calato una pasticca. Perchè le pasticche nel 2008 sembrano roba antica. Perchè è la coca la roba forte servita sul piatto d’argento ai giorni nostri. Ed abbiamo sempre scansato il vero problema e ci siamo sempre detti: quelle son robe superati da anni.

La droga, come i malati, è uno di quei trend negativi che non passeranno mai di moda, purtroppo. Non sappiamo il clamoroso giro di affari che ci sta dietro. Il fumo è dal Medioevo che esiste e nel 2008 andiamo a cercarcelo per la nostra mezz’ora di beatitudine. Nel pieno degli anni novanta, l’Lsd ha fatto da padrone incontrastato. Chi ha messo piede in quegli anni nelle discotesche più famose e non d’Italia e d’Europa probabilmente si sarà sentito dire, almeno una volta: la voi una pasta? Lo voi un cartone?

Il fenomeno non è mai passato di moda. Ma soltanto perchè gli apertivi, gli Open Bar, i sabati sera passati diversamente hanno cambiato direzione al punto di vista. Abbiamo avuto informazioni sbagliate su tutto ciò, campagne politiche incentrate solamente al Dio denaro piuttosto che alla popolazione e da quasi trent’anni ci strascichiamo uno dei più gravi problemi d’Italia.

Lo dicono i numeri. Lo dicono i soldi, Lo dicono i morti ogni anno. Ci fanno credere che il problema più grande sia l’alcolismo, e in parte può essere vero. Ma tutti quanti sappiamo che è un problema a 360 gradi che va dal fumo fino all’eroina. Prendiamo i numeri e vediamo quanti muoiono di fumo, quanti per cocaina, quanti per lsd e quanti per alcol. Facciamo la media. Verranno fuori numeri che fanno rabbrividire.

Perchè noi siamo la generazioni che non si sa controllare. Mai.

Perchè miscelare tre droghe insieme è una cosa ganza e non una roba da pazzi. Che non ci fermiamo a fumarci una canna d’erba in compagnia ma vogliamo andare sempre oltre. E allora vai con la coca, con l’lsd e due bevute. Poi tutto fila liscio fin quando non ci scappa il morto.

Ma siccome noi, per una questione che ha del menefreghismo andiamo avanti e ce ne fottiamo, probabilmente di fronte al morto ci soffermiamo si e no cinque minuti. Poi, siccome questo è un discorso complesso e in generale, io non ho ragione, lo so da me.

Però qua non ha ragione nessuno. Perchè il problema della nostra generazione, a partire dal sociale, è un problema che si è espanso talmente a macchia d’olio al quale io non mi sento obiettivamente di dire “si fa cosi, si fa cosà” per fermare tutto questo.

Io so soltanto che faccio parte di una generazione strana. E più che mi guardo intorno più che vedo teste vuote incapaci di divertirsi con poco. E quelle teste vuote che io vedo il divertimento se lo vanno a cercare rischiando. E non so ad esempio se mi metto in mezzo a dieci che ora hanno diciotto anni, dieci che ne hanno venti, dieci venticinque e dieci trenta che roba ne può venir fuori.

Non lo so, perchè onestamente credo ci sia stato uno strappo quasi irreparabile.

Ma allora, io vi chiedo a voi sinceramente: qual’è la soluzione per colmare un pò questa lacuna? Siamo ancora in grado di divertirci normalmente tra amici? Siamo all’altezza della situazione? Dove possiamo andare a finire di questo passo?

Credo che a volte dovremo fermarci dieci minuti a ripassarci i veri valori della vita. Che quella è una sola e c’è poco da scherzarci sopra.

Allo stesso tempo, credo che il mondo, questo mondo, non può essere cosi bastardo da offrirci soltanto tre o quattro possibilità. Ce ne devono essere altre, per forza.

Perchè il mondo è nostro: sta a noi toglierci queste maschere e andare, tutti uniti a riprendercelo.

O almeno, andare a riprenderci quelle cose che ci siamo fatti sfuggire di mano. Che le abbiamo volutamente far sfuggire di mano.

E’che poi delle volte divento troppo visionario e credo davvero che un altro mondo è davvero possibile.

E che, di punto in bianco, scrivi post che sembra tipo il discorso del nonno che ti faceva quando le prime volte uscivi di casa con la bicicletta e ti diceva: Ehi, giovane, occhio che là fuori il mondo gira tutto al contrario di come pensi te.

Ma te salivi sulla tua bicicletta e ti prendevi il tuo di mondo. Con gli anni che passavano e con le parole del nonno che svanivano piano piano fino a che, in certi giorni quelle parole tornavano prepotentemente a rimbalzarti dentro e finivi col fare certi discorsi e a diventare logorroico.

Ho rotto le palle, lo so. Quindi la smetto.

p.s: ognuno faccia quel che cazzo vuole, sia chiaro!


Tre robe random

luglio 16, 2008

Siccome poi c’è sempre qualcuno a cui un gli torna qualcosa per un determinato motivo
che alla fine ha un’importanza come il calzino per andare a lavorare a Dicembre che non ti
vedrà mai nessuno, dico due o tre cose. Cosi, tanto per fare.

Tipo no..

Perchè i siti di viaggi mi fanno incazzare cosi tanto? Che ti mettano tipo “offerta a 399 euro”, che ti fai
un cinque minuti di prenotazione-preventivo, che alla fine ti vien fori un prezzo che sfiora quasi il doppio
di quello è che scritto? Siate onesti no,che tanto alla fine un ci vien lo stesso nessuno ad un prezzo
raddoppiato a quello di partenza…

Seconda cosa che non mi torna: non capisco se è meglio vivere a Madrid, a quasi mille metri a livello del mare,
o a Firenze, in buca. Con le zanzare e il caldo che pare di vivere nel limbo dei Prenditelonculo-precariamente.

Terza cosa che non mi torna: perchè un monolocale a Firenze costa su per giu 670 euro al mese, cifra più o cifra meno,
mentre in periferia, a Firenze, costa su per giu lo stesso prezzo?

Ora, in base a queste tre domande che mi son fatto, io ho capito una cosa: che forse sarebbe l’ora
che cominciassi a lavorare oggi.
Che ho prodotto praticamente zero e poi c’è gente che mi viene  a cercare perchè c’ha da dire che il PIL
rimane sempre invariato.
Eh oh, io ve l’ho detto: c’è sempre qualcuno a cui un gli torna qualcosa.

*scianson di’giorno: una dè Verve*

La droga non lavora


Vecchio bricco, mi ci ficco…

luglio 14, 2008

Ci son cose che tutti tocchiamo, guardiamo, ci conviviamo quotidianamente e le lasciamo li, senza arte nè parte, senza stare a pensarci più di tanto. Un pò anche giustamente, aggiungerei.

Ora, il fatto è che io son curioso come le scimmie del Madagascar che corrono tutto il giorno da ramo a ramo alla ricerca di nuove cose per cui esaltarsi. Ora, il fatto che io sia curioso non implica certo che anche voi siate curiosi, o almeno, non siate curiosi delle cose di cui son curioso io.

Ma mi stavo domandando, appunto, quante cose può fare una cosa sola. Prendi me, in questo momento: ho davanti un bricco di Esta Thè, gusto limone. Giusto specificare, perchè ultimamente c’è quello a quel coso verde che non si può sentire. Comunque, torniamo a noi: il bricchetto di Esta Thè.

Ci siamo cresciuti insieme. Abbiamo fatto le nostre merende con quello. Con quella cannuccina che strappavi con foga per infilzarla li, nella plastica che riportava la marca del prodotto. E quando la infilzavi provavi sempre quella specie di godimento fanciullesco. Sorridevi, digrignavi di denti e ti sfiorava quel pensiero, rifacendomi ad una grande frase del film “Berlinguer Ti Voglio Bene”: Godi. Maiala.

Si, anche se non pensavate godi maiala è uguale. Che poi la maiala era il bricco eh, tanto per essere precisi. Comunque, quella dell’esta thè è una delle più grandi invenzioni mai esistite. A scuola, per farmi passare i compiti, aprivo quasi del tutto il bordo superiore, allungavo il bricco a quello davanti che lo prendeva, lo metteva sotto il banco e me lo ripassava coi foglietti piegati dentro.

Oh, va detto che questa cosa nella mia classe la inventai io e riscosse successo. Parecchio successo direi. Tanto che fu soprannominata “La mossa di’Thè” durante i compiti di matematica. Tipo che prima di iniziare tu gli facevi a i’tuo amico: oggi fammi la mossa di’ thè. Lui capiva e amen. Il gioco era fatto.

Io col bricco di esta thè ci giocavo e mi inventavo svariate cose. Robe che eran cazzate, ma pur sempre esperimenti che tanti non penserebbero neanche. La cannuccia invece me la masticavo a mezz’ore intere, senza un preciso motivo. Che tanto quella dopo un pò perdeva il suo ruolo principale e quindi meritava di morire come meglio credevo io.

E allora, per tornare da dove avevo iniziato, il bricco mi sono accorto che può avere varie funzioni. Allora io ho vinto anche dei soldi grazie a quello: si scommetteva cinquecentolire( cazzo che soddisfazione parlare con lire!) e poi con la cannuccia dovevi fare ventuno buchi, uno per ogni lettera dell’alfabeto. Se facevi ventun buchi contemporaneamente incassavi. Sempre che l’altro non riuscisse a farli come te. Se anche lui faceva ventun buchi consecutivi, supplementari. E io avevo studiato un metodo tutto mio di bucare quel bricco tanto da sentirlo quasi come un amico.

Oh, a dieci anni andare a scuola con duecento lire( perchè se c’hai bisogno di qualcosa vai alla cabina e chiami casa…) e tornare tipo con duemilalire era tanta roba. Voleva dire spararsi pomeriggi interi al bar ai giochini. Giochini che praticamente monopolizzavi con l’incasso dei buchi del bricco.

E poi il bricco m’è servito per tante altre cose senza che lui lo sapesse. Robe che, tralasciandone alcune, in questo momento ad esempio mi sta servendo da posacenere. E c’è sempre quel puzzettino di plastica bruciata che sa un pò di pollo arrosto andato a male, diciamoci la verità, però è uno di quei puzzi che ti ricordi in eterno.

Perchè è lo stesso puzzo che sentivi quando fumavi le prime sigarette e non sapevi dove buttare la cenere.

Ecco, io a distanza di quindici anni, riesco ancora ad esaltarmi un pò per queste stronzate.

Che poi son stronzate davvero. Ma le prime scoperte, da qualunque punto di vista ognuno la voglia pensare, non si scordano mai.

E io stasera c’avevo voglia di spengere ‘sta sigaretta dentro il bricchetto dell’Esta Thè.

Domeni provo con quello al Thè Verde: Sia mai che esce un odore tipo marijuana e io ancora un l’ho scoperto.

Però bisogna essere curiosi e pazienti: quindi domani, ognuno col suo bricchetto a cercare il progresso scientifico dentro il bricchetto.

E poi ci si trova qui e ognuno dice la sua.

Mi raccomando, puntuali eh. Che poi c’è sempre chi arriva più tardi degli altri.

Qui si fa la storia. Altro da aggiungere non c’è, almeno per stasera.