Nanga Parbat

Luglio 24, 2008

Una piccola considerazione brevissima.

I due scalatori sul Nanga Parbat sono stati salvati. Dopo dieci giorni che avevano le stalattiti sugli orecchi, i ghiaccioli nelle mutande e dopo che le bolas di ognuno dei due eran diventate tipo olive ascolane nel banco frigo della Coop.

Ora, io provo un immenso piacere che i due si siano salvati,ci mancherebbe altro.

Non capisco però come fa un uomo a volersi spingere ad altezze estreme, superiori addirittura al volo di un aereo (e ho detto tutto). Ottomilametri da scalare equivale a “dargnene secche con la tu donna pè ventisei giorni di fila senza interruzioni” : cioè, la fatica si fa sentire perdio.

E allora, se Karl Unterkircher ha abbandonato per sempre lassù, tra le sue cime amiche da una vita, il mondo, per gli altri due c’è un sorriso da parte di tutti. Perchè ce l’hanno fatta in mezzo a mille difficoltà. Dovendo addirittura abbandonare l’amico tra i ghiacciai per poter sopravvivere.

Ho letto da qualche parte che a questi due uomini gli vogliono dare la “medaglia al coraggio” : per favore, fate che questo non avvenga.

Che il mondo vero, allora, avrebbe bisogno di infinite medagline. Tra l’altro,meritate molto di più di una scalata sul Nanga Parbat.