Di 2 colori

Luglio 1, 2008

E il Signor G. prese a camminare da solo, come gli capitava spesso negli ultimi tempi. Era assorto in qualche pensiero astratto ed i Lungarni erano soltanto la cornice di un quadro forse visto e rivisto ma che a lui piaceva da morire.

Camminando, incontrò un cane che scodinzolava contento. Un magrebino che parlava fitto nella sua lingua al cellulare, chissà con chi. Due ragazze che su di una tavola disegnavano quasi alla perfezione quel tratto di una Firenze che, a quell’ora, sembrava non avesse tanto l’aria di farsi stare a rimirare in quel modo. Un vu-cumprà che cercò disperatamente di fargli comprare un cd taroccato e, dopo che ebbe risposta negativa, provò a fargli comprare un paio di calzini e un accendi-fornelli. Il gestore di un ristorante ancora semivuoto ma che di lì a poco si sarebbe riempito di clienti pressochè turisti.

Incontrò un cartomante ad un tavolino con un cartello che diceva: 10 euro e ti leggo il futuro. Due tipi che litigavano per un parcheggio ed infine una donna, dall’aria brasiliana, alla fermata del bus. Si fermò ad osservare quattro piccioni che volavano bassi scacazzando come meglio gli pareva a loro.

Sono anarchici i piccioni, pensò.

Provò a buttare l’occhio oltre il Ponte Vecchio e si accorse che dall’altra parte, la vita notturna stava iniziando. Comprò un gelato da un euro e sessanta. Menta e cioccolato. E subito dopo pensò che se avesse comprato una scatola di After Eight sarebbe stata la stessa cosa.

E poi alzò lo sguardo al cielo fiorentino. La luna appariva flebile ma le stelle si vedevano nitide, come se fossero state disegnate da un Donatello qualsiasi. E poi sentì qualcosa che si muoveva nello stomaco.

Cazzo, questo è uno strizzone a cinque stelle.

Si rifece tutto il pezzo di strada stringendo i denti. Incontrò sulla sua strada altre facce sconosciute tranne le due ragazze che disegnavano e il gestore del ristorante. Arrivò alla bicicletta con la fronte perlata.

Se non mi movo me la fo addosso a questo giro.

E allora prese a pedalare più forte che poteva. Sembrava un Bartali indemoniato e sentiva che di li a poco qualcosa sarebbe accaduto, se non si fosse dato una mossa.

Arrivò a casa in un lago di sudore. Strinse le gambe per le due rampe di scale. Prese le chiavi. Girò nella serratura. Poi corse in bagno.

E quando pensava che di li a pochi secondi si sarebbe liberato da quell’immane fatica, senti’ che l’irrimediabile arrivava.

Provò a calarsi pantaloni. Non ce la fece.

E si accorse che le mutande erano già diventate di due colori.

E capii che se a volte resti a casa, forse è meglio.